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FP10: il Parlamento europeo spinge per un Horizon Europe più “bottom-up” e guidato dagli esperti

Il dibattito sul futuro programma quadro europeo per la ricerca e l’innovazione entra nel vivo con una proposta del Parlamento europeo che mira a trasformare radicalmente la governance di Horizon Europe, rendendola più “bottom-up” e meno dipendente dal controllo diretto della Commissione. L’obiettivo è costruire un sistema più flessibile, in cui ricercatori ed esperti abbiano un ruolo centrale nella definizione e gestione dei finanziamenti.

Al centro della proposta vi è l’idea di superare l’attuale modello top-down, considerato troppo rigido e burocratico, soprattutto nella gestione del Pilastro 2 dedicato alla ricerca collaborativa. In questo contesto, il Parlamento evidenzia un vuoto nella governance, legato anche all’integrazione con il futuro European Competitiveness Fund (ECF), proponendo una soluzione basata su maggiore autonomia operativa e competenze specialistiche.

Il nuovo modello si fonda su tre elementi chiave. In primo luogo, programmi di lavoro triennali che definiscono solo priorità tematiche generali e allocazioni di budget, lasciando maggiore spazio di manovra nella definizione dei singoli bandi. In secondo luogo, la creazione di due consigli indipendenti, uno dedicato alla competitività industriale e tecnologica e l’altro alle sfide sociali globali, con funzioni di indirizzo strategico e supervisione. Infine, team di esperti incaricati di progettare i bandi, gestire la selezione dei progetti e monitorarne l’implementazione.

Questo approccio punta a rendere il programma più agile e reattivo, consentendo di adattare i finanziamenti all’evoluzione della ricerca e dell’innovazione. In particolare, i progetti finanziati potrebbero modificare più facilmente il proprio percorso, seguendo gli sviluppi scientifici e tecnologici, superando così i vincoli degli attuali programmi annuali.

Un altro punto centrale riguarda il rafforzamento dell’autonomia di strumenti chiave come lo European Research Council (ERC) e lo European Innovation Council (EIC). Secondo il Parlamento, la loro indipendenza rappresenta un fattore essenziale di successo e dovrebbe essere tutelata, evitando un controllo eccessivo da parte della Commissione e garantendo una governance più stabile e autonoma.

La proposta si inserisce in un contesto più ampio di riforma del bilancio europeo e delle politiche di innovazione, caratterizzato da tensioni istituzionali e dalla necessità di colmare lacune nella progettazione del futuro programma. In questo scenario, il Parlamento si propone come attore propositivo, offrendo una visione più dettagliata e operativa rispetto a quella finora presentata dalla Commissione.

Dalle prime discussioni emerge inoltre un ampio consenso politico sulla necessità di rafforzare il ruolo degli esperti, migliorare il collegamento tra ricerca e competitività e ampliare lo spazio per la ricerca collaborativa bottom-up. Anche gli Stati membri, pur mantenendo alcune riserve sul livello di controllo, sembrano pronti a confrontarsi su una proposta più concreta e strutturata.

Nel complesso, la riforma delineata rappresenta un possibile cambio di paradigma: da un sistema centralizzato e amministrativo a uno più dinamico, guidato dalle competenze e orientato all’impatto, con l’obiettivo di rendere la ricerca europea più efficace e competitiva nello scenario globale.

(Fonte: First)

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