Covid, l’impatto sul cervello. Lo studio dell’Università degli Studi di Brescia

Una sindrome neurologica postinfezione da coronavirus: così il cervello diventa uno dei ‘bersagli’ principali del virus SarsCov2. Lo dimostrano i dati dello studio Covid Next dell’Università di Brescia e dell’Istituto Neurologico Besta di Milano, pubblicati sulla rivista Neurological Sciences e discussi durante il primo Webinar del web forum internazionale ‘Pills of Psychiatry and Neurology 2021’ organizzato dall’Università di Brescia e dalla Fondazione Internazionale Menarini.  A farne le spese sono soprattutto memoria, concentrazione, sonno e umore.

Se nella prima fase della malattia e durante un eventuale ricovero i sintomi da Covid19 sono infatti soprattutto respiratori e metabolici, una volta risolta la fase acuta gli ‘strascichi’ sono invece principalmente neurologici. Le difficoltà neurologiche postCovid potrebbero dipendere in parte anche da alterazioni della morfologia cerebrale, come effetto diretto del virus sui pazienti contagiati che, spesso, sono andati incontro a una riduzione volumetrica in aree chiave del cervello. Tuttavia anche la mancanza di interazioni sociali ha comportato una riduzione della materia grigia in particolare su giovani e anziani.

Inoltre, precisa il Prof. Biggio, professore emerito di Neuropsicofarmacologia dell’Università di Cagliari «sempre più dati mostrano che anche la pandemia sta avendo un effetto negativo sulla morfologia cerebrale. Il nostro cervello si sviluppa grazie alle interazioni sociali e lo stress, conseguenza dell’astinenza da contatti imposta dai lockdown, è stato molto deleterio per il tessuto cerebrale,
soprattutto per quello più vulnerabile dei bambini, degli adolescenti e degli
anziani». È perciò opportuno, concludono gli esperti, «monitorare la salute neurologica e psichiatrica di tutte le persone che hanno avuto l’infezione, indipendentemente dalla gravità dei sintomi.
Andrebbero monitorati anche i bambini e gli adolescenti che hanno subito un intenso stress, per intervenire tempestivamente con terapie di supporto in caso di sintomi o se compaiono patologie come la depressione»

(Fonte: IlMattino.it)

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